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Oggi così.
Con pioggia. Quella che basta a coprire l’odore della primavera.
E mille cose da fare. Zero voglia.
Figlia e amica di figlia brancolanti con video youtube sulla mani.
Figli urlanti a mo’ di discesa degli unni.
Marito pervenuto con vassoio di brioche. Redento.
Accendo la mela. Morricone invade lo studio. Pensieri affollano. Spingono. Sembra la linea rossa della metro sotto Salone.

Quando provate invidia per me sappiate che ho pagato tutto. Tanto. E con gli interessi. Non mi hanno mai regalato nulla. O fatto sconti. Qualsiasi cosa ho, piccola o grande che sia, animata o immobile, viva o andata via, mi ha segnata, cambiata, privata di qualcosa.
Io getto ponti ma poi mi assumo anche il rischio di camminarci sopra e di precipitare nel vuoto pur non sapendo volare. Sono incosciente e consapevole della mia incoscienza. Una tortura psicologica logorante.

Quando vostra moglie è gelosa di me ditele che all’Uci proiettano film ogni giorno ma non quello della nostra storia. Ditele che non valgo poi molto. Sono solo apparenza. Un mucchio di parole ben impilate come mattoncini lego. Ditele che mai avreste voluto una come me. Una donna ad altissima manutenzione. Che preferisce un libro alla vita. Fredda. Dura. Ma totalmente spezzata dentro. Troppo impegnativa anche per l’amore.

Quando provate rabbia nei miei confronti, picchiate. Urlate. Tirate fuori il veleno. Non state li a covare. A macerare. A marcire. Non merito di rovinare le vostre giornate. Ne voi le mie.
Io sono un’esperta nell’ignorare. Il dolore. Il tradimento. Le mie stesse voglie. Li guardo scomparire sotto la linea del mare. Non c’è più nulla. Neanche il rimpianto.

Oggi così.
Con un libro al posto di una vita intera.

_Eravamo amici, insomma quasi amici, avevamo studiato insieme a Rimini, lei faceva le magistrali, non proprio insieme, io facevo l’Istituto e poi a Bologna all’università, su e giù in treno, c’incontravamo spesso, chiacchieravamo, ci prestavamo i libri, m’ha prestato un giallo che aveva un titolo strano, Con te, ma bello, il più bel giallo che ho letto, poi parlavamo di film, a lei era piaciuto Kramer contro Kramer, anche a me, ma a me era piaciuto molto Il grande freddo, «Vallo a vedere», e dopo mi ha detto «Bello, avevi ragione», «E beh, gli americani sono bravi, hai visto Blade Runner? quello davvero è un capolavoro», ecco, dei discorsi così, e quella sera tornavamo da Bologna, eravamo partiti alle otto, era già notte, avevamo trovato uno scompartimento vuoto, proprio al centro, «Domenica a Ravenna c’è Vasco Rossi, lo conosci? uno un po’ matto», «Lo vai a sentire?» «E tu?» e in quel momento, tac, è mancata la luce, non si vedeva più niente, le ho chiesto «Hai paura?», e lei: «E tu?» abbiamo riso piano, siamo stati zitti un po’, poi non so neanch’io com’è successo, è stato anche il suo profumo, sottile, ma mi entrava dentro, l’ho cercata con una mano, un braccio, la spalla, piano, senza stringere, i capelli, quanti capelli, poi intorno al collo, poi l’ho baciata, e lei m’ha baciato anche lei, e stavamo lì, non sapevamo cosa dire, poi le ho baciato gli occhi, teneri, quasi dolci, sempre senza dir niente, poi un altro bacio, lungo, stavamo zitti, secondo me, anche dalla meraviglia, non ce l’aspettavamo d’innamorarci di colpo quel mercoledì sera, al buio, in treno, un po’ prima di Forlimpopoli_

[Raffaello Baldini, in Treno]

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ràbbia s. f.
[lat. tardo rabia, lat. class. rabies]. 

. fig. 
a. Irritazione violenta prodotta dal senso della propria impotenza o da un’improvvisa delusione o contr
arietà, e che esplode in azioni e in parole incontrollate e scomposte: 

essere preso dalla r.;
voce tremante di r.; 
rosso, schiumante di r.; 

Nell’uso pop., è spesso sinon. di ira. 

b. In senso attenuato può significare impazienza stizzosa e seccata, disappunto vivo e dispettoso per essere costretto a fare ciò che non si vuole o per non aver ottenuto ciò che si voleva: il TUO modo d’agire mi riempie di r.; . 

3. non com.
Avidità inquieta, desiderio acceso e smodato. 

4. Per estens., di cose inanimate, di elementi naturali, malattie, ecc., impeto violento, furia disordinata: 
la r. dei venti; 
la r. delle onde; 
la pioggia scrosciava con r.; 

Ciascun menava spesso il morso
De l’unghie sopra sé per la gran rabbia Del pizzicor, che non ha più soccorso

.

Il caro vecchio Dante.
Grazie Treccani per il supporto.


Ora, è bene sapere due cose di me.

La prima è che se chiedo aiuto è perché mi serve. Se mi servisse qualcos’altro (un abbraccio, un bacio, un caffè,  una scopata) chiederei esattamente quello. Ne di più, ne di meno.
Non amo perdere tempo. Ne farlo perdere.
Non amo i giri di parole.

La seconda è che più sono arrabbiata e meno parlo.
Svanisco.
Non mi peschi più.


Lunedì mattina.
Bambini a casa.
Terzo giorno di antibiotici.
Telefoni bollenti.
Imbecilli che cadono come birilli al bowling.

Salute.

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