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Fra tutte le qualità di cui un’essere umano può essere dotato, la capacita di cavarsela sempre, raffazzonando una soluzione più che dignitosa, è forse una delle mie preferite.
E non è cosa da poco.

Gli esterofili la chiamano “problem solving” e gli fa fico sia pronunciarla, scandendo bene la “ING” finale, sia piazzarla con elegante nonchalance fra le perle del loro curriculum vitae.
Coloro dotati di problem solving redigono graziose check list, evidenziano gap, plaudono plus, si sentono smart e consumano brunch di lavoro.

L’arte di arrangiarsi trova invece la sua magna espressione nella preparazione dei pasti quotidiani.

Ah! la questione che unisce intere generazioni di donne: madri e figlie, suocere e nuore, casalinghe provette e cuoche last minute.

Cosa -diamiane, diavolo, accidenti, acciderbola – cucino oggi_
???

Baratro. Un grande buco nero.
Lo sguardo inizia a vagare nel vuoto, il pensiero passa da Cracco a Gordon Ramsey – numi alari della cucina moderna- sfiora padelle, pietre ollari, wok e pentole a pressione, e si posiziona gambe aperte e salde, mani sui fianchi, davanti allo sportello del frigo.

E li, vai di check list degli alimenti che rispondono alla chiamata alle armi.

Una brava casalinga conserva in frigo un tot di alimenti perpetui. Sono li, sempre. Si subentrano l’un l’altro senza mai scindere il contratto.
Il must sono le uova. Seguono i limoni, il sedano e la carota, una bottiglia di passata di pomodoro, una maionese residuato bellico di qualche compleanno con tramezzini e sandwich, il latte, lo zovirax.

Tutto il resto è itinerante e governato dalla stagione (calda o fredda), dall’umore (resisto o divoro), dalla vita sociale (amici a cena o minestrina per tutti) e, last but not least, dalle strepitose, irresistibili, imperdibili…offerte promozionali del supermercato.

In estate, l’arte di arrangiarsi tocca il suo culmine nelle insalatone. Qualsiasi cosa di commestibile transitasse in frigo (escluso lo zovirax), si impalma sull’altare dell’amore eterno, con la lattuga.
La cena diventa un tourbillon di dadini di emmental, crostini di pane, olive, uova sode, noci di macadamia e fettine di mele verdi con aceto balsamico. E se l’insalata fa la timida, don’t worry, c’è il riso, da mangiare freddo e con la maionese, ma a parte.

In inverno la problematica richiede più ingegnose soluzioni. Che mica si può sempre sbattere due fettine in padella e lasciarle simpatizzare con il rosmarino.

In nostro aiuto vengono le zuppe di legumi e cereali. Le guardi sobbollire e pensi ad Heidi nella baita con il nonno. L’AdA impone di accompagnare con un bel pecorino stagionato (apri il frigo, controlla, ce l’hai?) e un cucchiaino di miele, che fa chic e non impegna.
E se la zuppa fa la ritrosa, dontworry, c’è sempre il riso, da mangiare in bianco e con il parmigiano grattugiato fresco sopra.

Fra le mie migliori performance sull’arte dell’arrangiarsi rientrano senza dubbio gli “stracci di maiale ai carciofi” presentati ad un pranzo di Pasqua con la suocera in matronale posizione a capotavola.
La ricetta originale prevedeva una bella arista al limone con cuori di carciofo.
Il danno fu causa della mia perenne fretta: cotta l’arista, l’affettai sottile sottile e impilai le fette in un contenitore per impiattarla poi con i cuori di carciofo al centro.
MAI ERRORE FU PIÙ FATALE!
La carne ritornò ad un unico blocco. Le fette si ritrovarono e nel calore del momento si abbracciarono promettendosi di non lasciarsi più.
Fulminea iniziai a sbrindellare le fettine accorpate, con casualità e verve creativa (per gli epiteti, pagina 777 di televideo), frullai i cuori di carciofo con l’olio e il limone, un pizzico di pepe, sale, un cucchiaio di panna fresca.
E unii il tutto.
Fu un successone.
Riempii il mio gap, mi sentii smart e salvai il brunch.

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Citava così, vero, lo slogan di qualche agente lievitante con tanto di putti svolazzanti.
Sarà pure vero, ma per me, chi fa dolci, ingrassa.
O per lo meno, nel mio specifico caso è così.

Guardo il pacco di zucchero semolato e sento la bilancia lanciare improperi. Con tutto che l’ho mimetizzata sopra quei canotti fucsia che sono le Crocs di mia figlia.

No, non lo fare, Padre Dukan ti scomunicherà!
Aaaargh…olio, vuoi mettere dell’olio in quella ciotola?
Ma lo sai quanto ci mette il tuo corpo a bruciare le calorie in eccesso?
Tu, mia cara, non sai apprezzare la purezza di uno yogurt magro, quel approccio acidulo, quel sapore cremoso che ti rinfresca e ti gratifica il palato senza provocare danni alla circonferenza delle tue cosce.
Dammi retta, allontanati da quella farina bianca.
B I A N C A
Ma, cioè, ma non lo hai letto?
La farina bianca fa male, malissimo. Non ti senti già un po’ svenire?
Ah…ci metti il farro, brava, cerchi di smacchiarti la coscienza.
L’ho vista che annaspava fra le macchie d’olio e i blocchi di barbabietola raffinata.
Assassina.
Tu il tuo amico colesterolo lo ascolti solo quando fa il divo in tv.
E poi, amen.

Ecco, pure il burro prendi. Ah, per lo stampo.
Donna sfacciata e peccaminosa.
Nonostante la mole, ti muovi con grazia intorno a quella planetaria.
Le uova, la cannella, il rumore ritmato delle fruste.

Una leccata all’indice e l’hai già messa in forno.
Guarda che vedo tutto. Hanno i buchi le Crocs.
Avresti dovuto affossarmi sotto i Moonboot.
Dici che non fanno pendent con il mio rosa?
Bah…poco importa. Il giro di boa è fatto.
Siamo in discesa verso la prova costume. E dopo, dopo si che ce la ridiamo, tu, io e quella palletta danzerina di tua figlia.
Rigore ci vuole. Movimento. Non ciambelloni ipercalorici (va be’ il farro è integrale…) che puoi tagliare e farcire con strati di Nutella.
No…perché, la Nutella li, è la morte sua, giusto.

Oddio, ma cos’è?
O gloriosa Astrea, tu protettrice di tutte le bilance del cosmo, non lasciare che io ceda a questo richiamo lussurioso.
Perdindirindina, è solo un ciambellone.
Posso farcela.
Numeri, giratevi dall’altra parte. Non fissate quella doratura perfetta. E tu, ago, trattieni il fiato, cuciti la bocca.

Allora senti, sciocca casalinga che trae godimento da atti di pura golosità, convoca qualcuna di quelle tue garrule amiche di merende e facciamola finita una volta per tutte.
Almeno, quest’estate avrete un argomento comune di cui ciarlare: la dieta.

Destino beffardo.
Tu mangi ed io qui, a sopportare il peso della tua incontinenza culinaria.
Ah…ma dovrà venire la prova costume…ah ah. E dopo si che avrò la mia bella rivincita morale.

Intanto, beh, che fai, non affetti?
:-)>

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Navigavo a vista su google alla ricerca di un divano rosso con un prezzo compatibile al mio status di eccedenzaprestodisoccupata quando mi sono imbattuta in un sito di offerte di lavoro.
Premetto che non ho ancora metabolizzato l’idea di essere senza lavoro e questo perenne stare a casa mi sembra un prolungamento della maternità.

Però mi sono fatta un giro rapita dalla curiosità di cosa offra il mercato in questo tanto mortificato momento dell’economia in area euro. Eh… orrore! Raccapriccio! Brividi sparsi e sudore freddo!

Ma come possono consentire la pubblicazione di certi annunci? Ne ho trovato uno che dice ” astenersi quelli con troppe seghe mentali”.
Ma su…ma per favore!
Vedi che dopo mi sale la febbre da puntini di sospensione e non riesco più a sparpagliare con virtuosa grazia la punteggiatura!

Forse è colpa della mia area di interesse: la comunicazione. In assoluto il campo in cui tutti pensano di sapere, di potere.
Della serie, compri uno di quei notebook con la frutta sopra, lo colleghi, trovi un ragazzetto che sa cosa vuol dire melaC_melaV et voilà puoi appuntarti la spilletta di creativo. Se vesti tutto di nero poi, parli di briffino e snoccioli nomi di app e di competitor, WOW, è fatta.

Gli annunci cercano per lo più giovani penne, di bella presenza (perchè se sei un cesso, il libro di Kotler, mica si apriva! si autodistruggeva) neolaureati, da pagare a progetto o da inserire in stage.
Sicuramente sotto i 35 anni, meno che mai con prole (vuoi che capiti quel viaggetto a Timbuctu e tu non ci puoi andare perché c’è la recita del nano), e più che altro destinati ad organizzare belle serate in discoteca, lavorare da casa e guadagnare facilmente bei soldoni, trasferirsi nello stabilimento vietnamita per quattro anni. Vaccini antitifo inclusi.

Al quinto annuncio ho chiuso baracca e burattini e sono andata a preparare una sofficissima torta margherita.
Semplice, golosa e profumata di vaniglia.

10 tuorli+ 3 uova intere, sbattute con 2 etti di zucchero per almeno un quarto d’ora, e aromatizzate con la vaniglia (i semini dentro) o la vanillina.
L’impasto sarà morbido e spumoso e a questo integreremo 1 etto di fecola e uno di farina setacciate.
Infine il burro, 80 gr, sciolto e tiepido.

Stampo con cerniera imburrato, infarinato, da 23 o 26, forno caldo per 40 minuti a 180.
Spento il forno, io l’ho fatta riposare altri dieci muniti.

Ne abbiamo già fatta fuori mezzo guadagnando così…un milione di calorie:)

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Per addolcire questo 26 dicembre funestato dall’influenza (la mia), la terza sconfitta di seguito di mia figlia a Monopoly, e il mal di denti dello spartano, oggi ho deciso di preparare la torta Tenerina.

L’abbiamo conosciuta grazie a Roberta del room&breakfast Ai frutti di una volta Ferrara, e ce ne siamo innamorati.
Una ricetta cioccolatosa e veloce che delizia tutti, in particolare la mia amica Fede.

La ricetta che ho adottato io richiede:

200 gr di cioccolato fondente, di buona qualità
100 grammi di burro
3 uova
150 grammi di zucchero
60 grammi di farina
3 cucchiai di latte tiepido

Io sciolgo il cioccolato nel microonde per tre minuti ad una temperatura media. Una volta caldo, aggiungo il burro e piazzo mia figlia a mescolare i due composti.

Separo tuorlo e albume. Monto prima gli albumi con un pizzico di sale e una volta fermi continuo ad aggiungere la metà dello zucchero (diciamo 3 cucchiai).
Il composto diventa quasi solido.
Poi sposto il frullino sulla ciotola con i tuorli, aggiungo il resto dello zucchero (4 cucchiai) e sbatto fin quando diventa cremoso. Allora aggiungo la farina, e i tre cucchiai di latte.

Mi ritrovo con tre composti: il ciocco/burro, l’uovo sbattuto, gli albumi a neve.
Li unisco dolcemente e dolcemente li giro finche non diventa tutto bello cremoso e monocolore.

Prendo la teglia, la fodero con la carta forno imburrata e leggermente infarinata, verso il composto e via…nel forno!
in quello di mia madre cuoce a 180* per un 35 minuti.
Nel mio che è ventilato a 150* per un mezz’ora.

Comunque…dopo un po’, controllate il colore sopra.

Uscita dal forno fatela riposare e poi decorate con zucchero a velo.

Io l’ho usata anche come base per la torta di compleanno di mia figlia. L’ho decorata con una cialda di nello kitty (la perfida non passa ancora di moda!) e fiocchetti di panna montata fresca.

Adesso pesco le foto e le pubblico.

😛

Direi GNAM

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