archivio

Archivi tag: settembre


oggi è una di quelle giornate in cui vorrei dire tante parolacce ma non lo farò. un rosario di episodi mi hanno portato a nuotare a rana sul fondo del barile e quand’è così, ho da tacere.

le balls girano e mangio popcorn caramellati che avevo nascosto dietro ai barattoli di mais a lunga conservazione per portarli con me a vedere il terzo episodio di Bridget Jones.

oggi è una di quelle giornate che il blog è la salvezza. le parole che corrono e scorrono, escono e strabordano, esondano e splash, portano via l’amarezza, il senso di frustrazione, la pesantezza di questi giorni.

sono una cattiva madre. dopo oltre tre mesi di vacanze estive io sono una cattiva madre. non li soffro più. venitemi a salvare. miss paturnie mi ha presa per il suo taxi privato. mi chiama e mi dice portami qui, portami la, ho una vita io. lo spartano apre e chiude il frigo ingurgitando quanto di commestibile c’è dentro senza neanche alzare mai lo sguardo dal suo ipad. thelastone non si arrende all’idea di farmi caccapipì laddove sarebbe consono e io passo la giornata a pulire lui, pulire i pavimenti, buttare mutande, comprare mutande.

anche i gatti, il cane e la tartaruga non hanno un karma felice. sono in un certo qual modo turbati dallo stress familiare. il cane uggiola, il gatto si acciambella sulla pila di panni lavati e stirati seminando peli ovunque, la tartaruga sogna la california e a furia di bussare con la testa sulla vaschetta replica il Vajont in versione domestica.

sono una cattiva madre ma la mia vicina mi fa compagnia. urliamo entrambe come due ossesse. la cosa mi conforta. non sono sola in questa follia pre-scolastica. in questo lumicino di sopportazione che mi sale a sprazzi dopo oltre 90 giorni senza scuola.

la mattina è tutto un coro. alzati, dai, forza, vestiti, lavati le mani, lavati la faccia, allora, dai. alzati, dai, forza, vestiti. alzati, forza, allora. ALZATI. NON BUTTARE I CEREALI. devi fare pipì? dillo a mamma. devi fare la cacca? dillo a mamma. Allora? ALLORA? ALLLLLLORAAAAA?

e mentre gli allora, i forza, i su, i dai volano per casa come aghi di pino al primo refolo di vento, cadono bicchieri, si rovesciano bottiglie, si mollano cacchepipì ovunque ed io pulisco.

mi lamento, borbotto, strepito, scalpito, urlo, e pulisco.

sono nel pieno della sindrome di cenerentola e non mi conforta sapere che c’è un principe azzurro che mi aspetta. perché, ahimè. un altro da accudire, lavare e stirare non mi da affatto gioia.

le balls girano. finalmente anch’io ho maturato la convinzione che i social network sono la fuffa più fuffa della storia delle fuffe. aria fritta venduta a peso d’oro da fuffatori doc travestiti da gentili utenti.

blaif.

blaif.

e ancora blaif.

lascio qui ad imperitura memoria il senso di delusione cosmica che provo.

l’insieme non è la somma delle parti.

le parti dicono che un cretinetti qualsiasi fa lo scemo su instagram e ci prova un po’ con tutte quelle che, come lui, non hanno mai superato la sindrome di peter pan. io assisto allo spettacolo e da brava ragazza di mondo, osservo mentre soffriggo una padellata di affaracci miei. il cretinetti mi fa fuori perché non vado a sperticarmi in applausi. ho da pulire cacchepipì io e da lavare e stirare per il fu il principe azzurro. amen dico io, perché alle cose bisogna saper dare il giusto peso nel mondo e il cretinetti è nient’altro che un cretinetti. ma l’amica invaghita dalla personalità peterpaniana invece, quella è un’altro paio di maniche.

tra me e lei mette il cretinetti e una manciata di like ed improvvisamente mi ricorda perché l’amicizia è il più grande e il più raro dei valori.

detesto il disordine.

detesto essere trascurata.

detesto i cetrioli.

detesto le persone che entrano a piedi pari nella tua vita e poi spariscono come neanche Houdini.

detesto quelli che è tutto un grande amore, baci abbracci, sentiamoci, ti chiamo e poi il silenzio catacombale.

detesto le mamme di figlie femmine che vengono al mare con le nonne e le sorelle e sono campionesse olimpioniche dello spupazzamento della bambolina. se la passano di mano roteandola sopra sotto con lievi colpetti sul sederino pampersizzato mentre placide conversano del menù pranzo cena e intervallo.

detesto chi dimentica gli anniversari, le date importanti, i momenti condivisi, te.

oggi è una di quelle giornate no.

niente ciclo o preciclo come scusante.

semplicemente l’afastellarsi di piccole cose storte, fastidiosi pruriti dell’anima che nessuna crema consigliata da nessuna madre può far passare.

una montagna di parolacce.

le penso tutte.

vorrei, ma non posto.

 

 

 

 

Annunci

image

©cristianamat

_Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti…_

Gabriele D’Annunzio

Eccolo settembre a mettere un punto alla malefica estate 2015.
L’estate in cui persi una madre, chiusi un’amicizia, lasciai il lavoro e mi sentii sola.
Tanto.
E benvenuta tristezza cronica, accompagnata da camminata insaccata stile Marty Feldman in Frankenstein Jr, fame nervosa con preferenza verso brioche e cappuccino a tutte le ore, eccessi di emotività e pianti under the shower.
Intorno a me una sequela di pseudo amici pronti ad infierire al primo spiraglio di umana debolezza.
Ricorderò quest’ultima stagione come quella in cui non soccombetti.
Restai in sella.
Non mi lasciai intimorire dal livello di crudeltà sparpagliato in ogni dove: su cinici commenti piazzati quotidianamente sui profili Facebook, o sprezzanti parole vomitate addosso; su dolorose assenze o ingombranti presenze; su verdetti mortali e ridicoli ultimatum.
Finché avrò memoria però, il 2015 sará l’anno in cui persi la mia innocenza e compresi che non vince sempre il buono, ne’ risolve il buon senso. Che il mondo é pieno di bugiardi e rancorosi, prepotenti, velenosi.
Siamo in balia di persone frustrate con mania di onnipotenza. Dal dottore che senza battere ciglio ti dice che l’ospedale non può più sostenere il costo per una malata senza prospettiva di guarigione, alla disoccupata di turno che investe tutto in una Nikon e si sveglia fotografa sperimentale più vicina alla perfezione di Dio che alla terra.
Siamo in trappola.
Circondati da una felicità fasulla costruita sul numero di like o di follower.
Poi dici una é triste.
E scrive sempre cose tristi.
E ha un blog che fa tristezza.
Ma é tutto calcolato.
Pianificato per raccattare umana comprensione e pietismo ogni volta che posto.
Avrei dovuto optare per il soft-porno e  buttarmi sulla letteratura erotica. Scrivere di sesso. In fondo, fra un funerale e un licenziamento ne ho memoria.
Sesso così, veloce e rubato, fra un campo scuola e un sonno profondo del resto dei figli. Sesso in bianco e nero. Senza preliminari che tempo non serve, non c’e. C’e più la voglia di fondersi, perdersi, ritrovarsi coppia.
Ma, onestamente, ho ricevuto un’educazione moralista. Sono pudica e mi imbarazza pensare di dover raccontare com’é difficile trovare un punto di appoggio nelle docce. Accetto anzi, al riguardo, illuminanti consigli. No perché sembra sempre che state tutti li a lavarvi insaponarvi e conigliarvi ma poi…come ci riuscite senza giocarvi un femore o un colpo della strega, wow, per me é mistero.

Va bè, passiamo oltre.

E quindi dicevamo, settembre. Appeso al filo dei ricordi. Aggrappato al profumo dei quaderni nuovi e dei grembiuli stirati. Settembre di compleanni e scuola, di ombrelloni chiusi e prime piogge.

Fa tanto male.
Ma anche il dolore in fondo resta solo un ricordo.
Basta costruirci cose nuove sopra.
Basta andare avanti.

Andiamo dunque. É tempo di migrare.